Cosa vedere a Kyoto: templi, giardini e consigli per vivere il Giappone tradizionale
Preparatevi a fare un salto nel passato e scoprire la cultura giapponese. Kyoto è come una macchina del tempo: un angolo del Giappone da cartolina tra templi avvolti nel silenzio, giardini zen così perfetti da sembrare finti e santuari dai colori pop. E sì, persino geishe misteriose che sfrecciano eleganti verso appuntamenti segreti. Spoiler: ci vivono un milione e mezzo di persone ma nonostante ciò l’atmosfera resta magica e ferma nel tempo. Siete pronti a fare il pieno di meraviglia? Ecco i nostri consigli e suggerimenti per conquistarla in soli tre giorni.
Cosa vedere a Kyoto: l’itinerario perfetto nell’antica città nipponica
Benvenuti a Kyoto, la città dove ogni angolo è così bello che la memoria del vostro smartphone implorerà pietà dopo dieci minuti. Noi vi avvisiamo: durante il vostro soggiorno camminerete tanto, ma veramente tanto. Ecco perché è importante indossare delle scarpe comode.
Primo giorno
Cominciate il vostro primo giorno
dirigendovi a Higashiyama Sud. È la zona sotto le montagne orientali ed è il buco nero del turismo locale. Lì dentro ci sono ammassati templi, santuari e botteghe di souvenir per ogni metro quadro di tutto il Giappone. Il lato positivo è che è tutta zona pedonale, ricca di parchi e giardini. Traduzione: niente automobili, ma preparatevi a fare lo slalom tra orde di turisti armati di selfie-stick. È anche il posto dove si trovano i ryokan (le locande tradizionali dove paghi un occhio della testa per dormire su un materasso per terra) e il famoso quartiere di Gion. Prima tappa obbligatoria: il Tempio Chion-in. Immaginate una serie di edifici enormi e cortili infiniti. Questo posto è il quartier generale della scuola buddhista Jōdo, la più diffusa in Giappone. Significa che è anche il luogo di pellegrinaggio più affollato della città, costantemente invaso da fedeli e attività religiose. Se cercavate la pace interiore, riprovate più tardi. Qui c’è più movimento che al mercato del sabato mattina.
Il Tempio Chion-in è anche il luogo di pellegrinaggio più frequentato di Kyoto, sempre pieno di attività religiose. Proseguite poi verso il Shōren-in: è difficile non notare questo tempio, annunciato dai grandi alberi di canfora che si innalzano davanti alle mura esterne. Fortunatamente i turisti ci passano per lo più davanti senza fermarsi, puntando dritto ai templi di Kyoto più famosi. E non sanno che cosa si perdono, perché questo piccolo e intimo tempio ha un gran bel giardino che si può contemplare sorseggiando una tazza di tè verde.
Adesso è l’ora di fare un giro a Maruyama-kōen, uno dei luoghi prediletti sia dagli abitanti di Kyoto che dai turisti: un’oasi di pace in cui sfuggire al trambusto del centro e fare una passeggiatina fra giardini, laghetti, negozi di souvenir e ristoranti. Il parco è attraversato da sentieri ombreggiati dagli alberi e, proprio al centro, ha un piccolo laghetto in cui nuotano le carpe. Pranzate da Hisago, un ristorante sobrio specializzato in piatti di tagliolini e riso. La specialità della casa è l’oyako-donburi (pollo e uovo, con riso). Nel pomeriggio passeggiate nei vicoli di Ninen-zaka e Sannen-zaka, le due vie principali i cui nomi significano rispettivamente “Collina dei due anni” e “Collina dei tre anni”. Iil riferimento è agli anni imperiali della fondazione. Lungo queste due strade si affacciano case in legno, negozi tradizionali e ristoranti: fermatevi nelle case da tè e nelle boutique.
Potete trascorrere il vostro pomeriggio esplorando uno dei luoghi principali della città, il Kiyomizu-dera, uno dei templi più frequentati. Costruito intorno a una sorgente sacra (kiyomizu significa ‘acqua pura’), attira i pellegrini fin dall’VIII secolo. Oltre a vari padiglioni, abbelliti da esempi di iconografia buddhista, il complesso ospita un santuario shintoista dedicato ai problemi sentimentali. Si può acquistate una targhetta di preghiera per propiziarsi la fortuna in amore. Successivamente è ora di fare tappa in un izakaya (pub con cucina) come Gion Yuki per la cena: la cucina di mare – sashimi, pesce alla griglia, tempura – occupa gran parte del menu e il sakè è la bevanda più importante, com’è normale visto che il proprietario è anche un produttore di sakè.
A seguire, godetevi l’atmosfera del quartiere Gion, il quartiere dei divertimenti e delle geisha sulla riva est del Kamo-gawa. Sgranate gli occhi, perché lungo qualche strada illuminata da lanterne potrebbe passare una geisha. Completate la vostra serata con un drink al Gion Finlandia Bar, un bar elegante e minimal ricavato in un’antica casa di geisha. Qui non c’è un menu: dovete avvicinarvi al bancone e dire al bartender con il farfallino che cosa vorreste bere, che sia un classico cocktail o un whisky single malt giapponese.
Secondo giorno
Speriamo abbiate recuperato l’uso delle articolazioni, perché oggi vi sposterete a Higashiyama Nord. Questa zona è come una maratona zen che si estende dal tempio Nanzen-ji a sud fino al Ginkaku-ji a nord. Se vi avanza tempo tra una crisi mistica e l’altra, ci sarebbero anche l’Hōnen-in, l’Eikan-dō e la sfilata di musei intorno al parco Okazaki-kōen. Ma concentriamoci prima sulle cose più importanti. Innanzitutto puntate la sveglia all’alba per battere sul tempo la ressa di turisti al Ginkaku-ji. Si chiama “Padiglione d’Argento“, ma di argento non ha nemmeno una lametta. Lo shogun dell’epoca ha finito i fondi prima di poterlo rivestire. In compenso il giardino circostante è un’oasi bellissima con laghetti, tappeti di muschio, bambù che ondeggiano al vento e il tipico stile nipponico che vi farà sentire dentro un film. È oggettivamente uno dei luoghi più eleganti della città.
Subito dopo preparatevi a sentirvi super intelligenti lungo il Sentiero della Filosofia (Tetsugaku-no-Michi). È un grazioso vialetto che coniuga i due templi principali. La passeggiata vi guiderà dritti al complesso del Nanzen-ji, con giardini zen perfetti per disconnettere il cervello. Il pranzo sarà a base di “carboidrati terapeutici”. Dopo tanta fatica intellettuale e chilometri accumulati, infatti, è il momento di ricaricare le batterie. Direzione Hinode Udon per fare il pieno di carboidrati con una grande ciotola di udon. Se uscite da lì senza aver macchiato la maglietta con il brodo, avete vinto.
Dopo aver fatto il pienone di spiritualità, è il momento di tornare sulla terra. Destinazione: il celebre Mercato di Nishiki. La gente del posto lo chiama “la cucina di Kyoto” ma voi potete tranquillamente chiamarlo “il paradiso degli assaggi”. È il vicoletto in cui i ristoranti pluristellati e i residenti ricchi sfondati vanno a fare la spesa. Per voi è l’occasione perfetta per fissare con aria confusa ingredienti assurdi, cibi inconsueti infilzati negli spiedini e altre prelibatezze del luogo. La verità è che se non ci andate, non potete dire di essere stati a Kyoto. Una volta mangiato l’impossibile, dedicatevi ad un po’ di shopping tra i centri commerciali e i grandi magazzini di Kawaramachi-dōri e Shijō-dōri. Diciamoci la verità: questo è il luogo dove si rischia di svuotare il conto in banca.
Per cena si fa il salto di qualità. Se siete stati abbastanza previdenti da prenotare con mesi di anticipo, vi aspetta una cena kaiseki (la versione giapponese, raffinata e creativa, dell’alta cucina) da Giro Giro Hitoshina. Niente sushi all you can eat: qui ogni piatto è un’opera d’arte. Per completare la vostra giornata in bellezza, potreste smaltire le kcal della cena con una passeggiatina al Ponto-chō. È un vicolo pedonale piccolino che sembra uscito da un film d’epoca. Di sera si accende la magia: le lanterne illuminano le facciate in legno dei palazzi antichi e la “Kyoto bene” si reca in bar esclusivi e ristoranti chic.
Terzo giorno
Ultimo giorno. Se le vostre gambe non hanno ancora chiesto l’indipendenza, questo significa che siete pronti per il gran finale. Nota di servizio: i dintorni della stazione di Kyoto sono di una noia infinita, ecco perché dovete tirare dritto e puntare verso sud. Di mattina la vostra prima tappa è il Tōfuku-ji. Non fatevi ingannare dal fatto che comprende ben 24 templi secondari. Voi siete lì per vedere solo i principali. Tipo il San-mon, che è il portale zen più antico di tutto il Giappone. Parliamo di un reperto storico che fa sembrare vecchia anche vostra nonna. C’è anche la Sala dell’Abate (Hōjō) e dei giardini zen del 1938 così geometrici che vi faranno venire voglia di riordinare l’armadio di casa. A quel punto salite su un treno e preparatevi all’attrazione suprema: il Fushimi Inari-Taisha. Avete presente quella galleria infinita di porte arancioni (torii) presente su ogni singolo profilo Instagram sul pianeta? Ecco, è questo. Questo luogo è praticamente un mondo a parte. C’è un sentiero di ben quattro km che si arrampica sulla montagna in mezzo ai boschi, ricco di piccoli santuari. Più salite e più la folla si dirada (perché i turisti si stancano e si fermano). Se arrivate in cima, dovete essere fieri di voi stessi: avete vinto la pigrizia.
Per quanto riguarda il pranzo, occorre tornare alla “base”. Salite fino al 10° piano della stazione di Kyoto e fiondatevi nel Kyoto Rāmen Kōji (la “Via del Ramen”). È un corridoio di ristoranti dove avrete l’imbarazzo della scelta su dove andare a “risucchiare” spaghetti in brodi densi e bollenti. Scegliete un locale a caso, pagate alla macchinetta automatica e preparatevi a farvi una bella sudata. Di pomeriggio salite su un bus (o la metro) verso nord fino al Daitoku-ji. Questo non è un semplice tempio, è un vero e proprio dedalo di vicoli e sotto-templi con giardini zen. È la location perfetta per camminare a vuoto e fare finta di meditare sul senso della vita, mentre in realtà state solo decidendo cosa comprare come souvenir alla vostra collega di lavoro.
Per l’ultima cena a Kyoto puntate all’eccellenza. Se vi siete mossi con largo anticipo, avete un tavolo da Yoshikawa per fare un’esperienza mistica con la loro tempura. Niente fritto unto dei fast food americani: qui le verdure e il pesce fresco vengono avvolti in una pastella molto leggera e croccante (diciamoci la verità, la sensazione è quella di mangiare delle “nuvole”). Il modo perfetto per salutare la città con il portafoglio vuoto ma lo stomaco felicissimo.
