Cosa vedere a Singapore: itinerari tra skyline, quartieri e giardini futuristici
Nell’immaginario collettivo Singapore è sempre apparsa come un porto di mare caotico, pieno di mercanti d’assalto e avventurieri a caccia di fortuna. Ma dopo vent’anni l’immagine di questa città del Sud Est asiatico è decisamente mutata. Se mettete piede nel pluripremiato Changi Airport, ad esempio, capirete subito che quella nomea appartiene al passato. Oggi Singapore si è trasformata in una metropoli cosmopolita, sicura e dinamica, dove muoversi è un gioco da ragazzi grazie a una rete di trasporti pubblici molto efficiente e conveniente. Si può dire che Singapore accontenta davvero tutti. Se cercate un concentrato di cultura asiatica e un itinerario indimenticabile in Asia, qui troverete pane per i vostri denti. Se invece volete dare un’occhiata al futuro, vi basterà salire sul tetto di un grattacielo.
Un coloratissimo mosaico culturale

Dimenticate i confini geografici: questa minuscola isola sulla punta della Malesia ha svoltato grazie a un uomo e a un’idea visionaria. Tutto ebbe inizio nel 1824 con Sir Stamford Raffles, un politico e militare britannico che, dopo un braccio di ferro diplomatico con gli olandesi, dichiarò Singapore colonia e porto libero. È la scintilla che accende il mito: la città diventa una calamita per mercanti e migranti in arrivo da Cina, India e da tutta la penisola malese. Mentre Raffles osserva la città dagli eleganti palazzi coloniali immersi nel verde, decide di mettere ordine nel caos. Nasce così una pianificazione urbana rivoluzionaria, che disegna i confini di quelli che oggi sono i quartieri cinese, indiano e malese, trasformando un’immigrazione spontanea e disordinata nel coloratissimo mosaico culturale che ammiriamo oggi.
Chinatown
Oggi oltre il 70% degli abitanti di Singapore ha origini cinesi. Ovviamente non vivono più tutti ammassati qui, tra il fiume e quelle tipiche shophouse dove un tempo intere famiglie campavano in condizioni davvero toste (se volete fare un tuffo nella storia, il Chinatown Heritage Centre racconta proprio questo, anche se durante il nostro giro era chiuso). Oggi il quartiere è diventato il quartier generale della cultura pop e tradizionale: templi, ristoranti, street food da perdere la testa e centri di medicina tradizionale o riflessologia.
I must see da vedere a Chinatown
Fiondatevi al Thian Hock Keng Temple, un tempio hokkien molto bello costruito proprio dove un tempo si infrangevano le onde del mare. La cosa più interessante? A due passi troverete una moschea e lo Sri Mariamman Temple, il tempio indù più antico e importante della città. Quella che nell’800 era solo una divisione logistica per far spazio a tutti, oggi è il simbolo di come culture diverse possano convivere in totale armonia. Non perdetevi, infine, il più moderno e maestoso Buddha Relic Temple.
I must try da provare a Chinatown
Fatevi largo a gomitate tra la folla e fiondatevi in un tavolo a Smith Street: qui lo street food è poesia. Chicken rice, spiedini satay da acquolina in bocca e mille altre delizie vi aspettano a prezzi stracciati e in totale sicurezza igienica. E visto che il benessere in viaggio è tutto, non fate i taccagni con voi stessi: regalatevi una sessione di massaggi tradizionali. Mezz’ora di riflessologia plantare costa circa 18 SGD (poco più di 12 euro): fidatevi che saranno i soldi meglio spesi della vostra vacanza.
Little India
Pronti a cambiare galassia? Bastano pochi passi a piedi per ritrovarsi immersi in un’esplosione di spezie, musica e colori a perdita d’occhio. Benvenuti in Little India. Questo quartiere vi travolgerà con i profumi super invitanti della cucina locale che si mescolano a quelli delicati delle ghirlande di fiori, intrecciate a mano per i templi. Little India è un’esperienza sensoriale dalla A alla Z: la sentirete nelle note che escono dal Sri Vadapathira Kaliamman Temple e la gusterete nel caos del Tekka Centre, un food court che è un vero paradiso per i foodie.
Un consiglio da insider
Il modo migliore per godersi Little India è perdersi senza meta tra le sue strade. Fate un salto a vedere se ha finalmente aperto le porte l’Indian Heritage Centre. Con le sue 5 gallerie espositive e un centro visitatori all’avanguardia, promette di essere una bomba.
La chicca gourmet
Non andate via senza aver provato un’esperienza senza eguali: slacciate le scarpe e salite al Lagnaa Barefoot Dining. Qui si mangia scalzi, avvolti in un’atmosfera accogliente, pronti a gustarvi il pranzo o la cena più deliziosa e caratteristica di tutto il quartiere.
Kampong Glam
A questo punto del vostro soggiorno a Singapore potreste esservi dimenticati che, un tempo, questa città era a tutti gli effetti Malesia. Niente panico: ci pensa il quartiere Kampong Glam a rinfrescarvi la memoria. Quello che una volta era solo un semplice kampong (villaggio, in lingua malese) oggi è risorto in una delle combo meglio riuscite di Singapore, dove la storia più antica si sposa con i trend più hipster del momento.
Cosa non potete perdere a Kampong Glam
Qui la cultura malese fa sul serio. Tappa d’obbligo al Malay Heritage Centre, l’ex reggia della famiglia reale trasformata in un museo super interessante, e poi naso all’insù per ammirare la gigantesca cupola dorata della Moschea del Sultano (curiosità: venne finanziata in parte dallo stesso Raffles). Ovviamente anche qui le strade sono una tentazione continua per la gola, piene zeppe di profumi e locali da provare.
Il vicolo segreto
Ma la vera chicca è Jalan Besar. Una via favolosa che, dopo un passato fatto di scommesse e incontri di pugilato, oggi è diventata un salotto chic dove si incrociano arte, design e architettura. È una strada corta, ma camminarci è pura poesia. Il nostro consiglio? Scegliete un tavolino all’aperto, ordinate qualcosa di fresco e prendetevi un momento per godervi il relax. È il posto perfetto per ripensare a questo incredibile, compatto e sensazionale viaggio in Asia che vi sta riempiendo gli occhi.
Pulau Ubin
Voglia di un vero viaggio nel tempo? Vi basta salire su un bumboat e in soli 10 minuti di navigazione sbarcherete a Pulau Ubin (“pulau” significa isola in malese), l’ultimo frammento della Singapore degli anni ’60. Piccola avvertenza: l’imbarco è un’esperienza a sé, a metà tra il comico e lo snervante. I marinai vogliono riempire le barche fino all’ultimo posto e, soprattutto nel weekend, vi ritroverete nel mezzo di calcoli millimetrici. Preparatevi a vedere gruppi di amici divisi senza troppi complimenti e con pochissima pazienza da parte degli addetti.
Wild life e due ruote
Superato il trauma del molo, vi ritroverete in un universo parallelo, anni luce lontani dai grattacieli della metropoli. Sicuramente il modo migliore per esplorare l’isola è noleggiare una bici e pedalare con calma, senza fretta. Non stupitevi se lungo il sentiero farete incontri ravvicinati con famigliole di cinghiali o scimmie curiosone. Orientarsi è facilissimo e nei punti strategici troverete comodi distributori automatici per fare scorta di acqua e bibite fresche.
La passerella segreta e il super finale
Un consiglio da turisti level pro: chiedete subito a che ora c’è la bassa marea. È il momento perfetto per correre verso la passerella di legno di Chek Jawa. Camminerete sospesi sull’acqua, osservando da vicino la vita marina che si svela solo in quelle ore. E per chiudere la giornata in bellezza? Tornate al villaggio (kampong) per ricaricare le batterie. Vi aspetta una scorpacciata di buon pesce fresco e, ovviamente, l’immancabile chili crab, la pietanza top della cucina locale.
